L’Ulivo benedetto nella Domenica delle Palme

Con la domenica delle Palme si ricorda, seguendo il Vangelo di Giovanni, l’ingresso del Cristo in Gerusalemme mentre la folla lo plaudiva agitando rami di palma: profetico simbolo della Resurrezione e Ascensione. Ma perchè lo sventolio festante dei rami di palma?
Sulla palma, già simbolo divino, abbiamo un racconto riportata nel Vangelo dello Pseudo Matteo.
Durante la fuga dall’Egitto Maria si sedette, affaticata dal caldo del deserto, sotto una palma ricca di datteri ed espresse il desiderio di raccoglierne alcuni anche se la cosa era impossibile per l’altezza dell’albero. E subito il piccolo Gesù ordinò alla pianta di piegarsi per permetterne il raggiungimento dei frutti. Poi saziati tutti ordinò di rialzarsi e far sgorgare dalle sue radici acqua limpida per dissetarsi: e così avvenne.
Poi il giorno dopo il piccolo Gesù rivolto alla palma : «Ti concedo questo privilegio: che uno dei tuoi rami venga condotto dai miei angeli e piantato nel paradiso di mio padre».
Mentre diceva queste parole un angelo apparve e preso un ramo volò in cielo.
Nelle catacombe cristiane si trova speso inciso un ramo di palma anche insieme al monogramma del Cristo per indicare coloro che hanno riportato la vittoria spirituale morendo per la fede.

In questa celebrazione spesso si sostituisce la palma con rami d’olivo, anche se non non vi sia esplicita menzione nel racconto evangelico.
Matteo e Marco, narrando l’ingresso a Gerusalemme non nominano le palme ma si limitano a raccontare che la folla, tagliati rami dagli alberi, e li aveva stesi sulla via al passaggio del Cristo: ben potevano essere anche rami di olivo.
L’Ulivo, d’altra parte, fin dall’Antico Testamento aveva alluso alla Pasqua nell’episodio della colomba che aveva portato a Noè il ramo d’olivo dopo il Diluvio Universale: testimonianza della vita che rinasceva sulla terra, pegno della riconciliazione fra il Signore e gli uomini, e dunque profeticamente simbolo della futura venuta del Cristo.

Inoltre, l’ulivo è considerato simbolo di Cristo già nel Vangelo apocrifo di Nicodemo, come Albero della Misericordia.
Vi è scritto che che mentre i giusti si trovavano all’inferno si levò una luce abbagliante come quella del sole annunciando la discesa agli inferi del Cristo per resuscitare nella gloria divina Abramo, i patriarchi e coloro che con la loro vita buona avevano meritato la salvezza.

Allora Seth, figlio di Adamo, narrò agli altri abitanti degli inferi: «Ascoltate, profeti e patriarchi! Una volta mio padre Adamo, il primo creato, caduto in punto di morte, mi mandò a rivolgere preghiera a Dio proprio sulla porta del Paradiso, affinché mi facesse accompagnare da un angelo fino all’Albero della Misericordia e io potessi prendervi olio e ungere mio padre perché si riavesse dalla malattia. Così io feci, e dopo la mia preghiera venne un angelo del Signore dicendomi: “Che cosa desideri, Seth? Desideri l’olio che cura i malati o l’albero che produce tale olio per l’infermità di tuo padre? Questo non si può trovare adesso. Va’ dunque da tuo padre e digli che quando saranno trascorsi dalla creazione del mondo cinquemilacinquecento anni, allora scenderà sulla terra l’unigenito Figlio di Dio fatto uomo, ed egli stesso ungerà con questo olio, ed egli risorgerà, e con l’acqua e con lo Spirito Santo purificherà lui e i suoi discendenti, e allora guarirà da ogni malattia. Ma ora non è possibile che questo avvenga”. Udendo queste
parole, i patriarchi e i profeti si rallegrarono grandemente».

In base a questa storia racconto si formò una tradizione secondo la quale sulla tomba di Adamo era nato un olivo da cui la colomba avrebbe staccato il ramoscello per Noè e più tardi sarebbe stato tagliato il legno per la Croce. Ma la Croce è simbolicamente il Cristo stesso, sicché l’olivo trasformato nella Croce allude al Salvatore.

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9 Apr , 2017 - In Frontiere dello spirito - di Maurann



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