Il culto dei morti e il Mistero della Resurrezione

Il culto dei morti ha radici antichissime. Fin da quando l’umanità calca questa nostra terra ogni civiltà ha sviluppato una sua forma di culto dei morti.

L’uomo ha adottato da sempre riti e modalità per dare l’ultimo saluto e attestazione di rispetto e cordoglio verso il defunto. Anche in chiave di perpetuazione della sua memoria.

Storicamente, tralasciando modalità residuali ed estreme, le spoglie mortali possono essere inumate, cioè sepolte, oppure cremate, ridotte quindi in cenere tramite cremazione.

Entrambe sono eseguite con appositi riti che riflettono la concezione dell’aldilà e la religione della civiltà che le esegue.

Anche dopo che le spoglie sono affidate alla terra o al fuoco ogni cultura ha il proprio modo di ricordare i propri defunti ha cioè un proprio culto dei morti.

Per noi cristiani il significato della morte si manifesta tramite il Mistero pasquale della Morte e Risurrezione di Cristo che ci mostra la via per la Vita eterna.

La Chiesa è come una Madre che guida sacramentalmente nel suo seno il cristiano nel suo viaggio terreno, lo segue fino termine del suo cammino per rimetterlo nelle mani del Padre.

Il culto verso i defunti va inserito nella concezione cristiana della vita e cioè nel Credo verso la risurrezione della carne e la vita eterna.

Il culto dei morti ha uno dei suoi momenti più alti nella visita ai defunti al cimitero come momento di raccolta e di meditazione.
Lì il dolore per la separazione dovuta alla morte, il desiderio di onorare la memoria nel rispetto della comune sorte mortale, la riflessione sul mistero della vicenda umana potranno diventare fonte di preghiera di suffragio.

In questo ambito la fede è consolazione per il dolore della separazione.



 

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28 Ott , 2016 - In Frontiere dello spirito - di Maurann



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